Come siamo giunti a fare il nostro lavoro e quali percorsi ci hanno condotto in Hg blu è una storia che prima o poi racconteremo. Alcuni hanno preso strade chiare fin da subito, anche se sinuose come panoramiche, altri hanno vagato, come esploratori curiosi, prima di prendere il sentiero giusto, altri ancora autostrade veloci.

Come continuiamo a mantenere vivo il nostro mestiere, a tenere accesa la luce del pensiero progettuale e comunicativo, cosa usiamo per allenarci alle sfide quotidiane è una storia che, invece, iniziamo a raccontarvi da oggi.

Il nostro è un lavoro in continua trasformazione, che non smettiamo di imparare.

A ispirarci sono molte cose, ma il vero segreto è vivere a sensi spalancati e sempre disponibili a scoprire ancora, senza rigide convinzioni.

Ognuno di noi ha i suoi stimoli preferiti.

Città da visitare, natura in cui immergersi. Musica. Convegni, riviste di settore, ma anche film, libri da leggere e manuali da studiare. Non mancano i dialoghi, gli incontri con persone sempre nuove e i silenzi della sera. Ma c’è anche il gusto per le pause, quelle per il pranzo in particolare, che sono fonte di aggiornamenti continui. E infine c’è il mistero della notte, dei risvegli al buio, con penna e taccuino, per annotare le idee improvvise: alcune svaniranno al mattino, altre invece resteranno a pungolare il lavoro del giorno.

Qualche nostra scoperta e ispirazione desideriamo raccontarvela, come fossimo insieme a bere qualcosa, in una delle nostre fertili pause, quando si inizia con un caffè tra le mani e si finisce con un progetto nuovo da seguire.

Partiamo allora dai libri, soprattutto quelli da sottolineare perché strumenti di lavoro e di riflessione.

Quello di oggi è firmato Andrea Fontana, sociologo ed esperto del fenomeno dello storytelling d’impresa, che seguiamo da un po’ per la sua capacità di condurre il nostro lavoro verso nuovi spazi di indagine e applicazione.

Il libro che abbiamo scelto è #Io credo alle sirene. Come vivere (e bene) in un mare di fake news.

Andrea Fontana affronta il rapporto tra noi e la realtà, ricostruita e narrata attraverso la moltiplicazioni di storie e notizie. Un tema che riguarda tutti noi, soprattutto chi di mestiere comunica. Fake news è il termine guida della sua analisi, un termine ampiamente discusso nei suoi aspetti rischiosi di manipolazione e inganno, ma che in Fontana si apre a una lettura diversa.

L’uomo da sempre vive una realtà oggettiva e una realtà narrata, immaginata e trasformata in fiction. Noi riusciamo a distinguerle?

L’uomo trasforma ciò che vive in mito, ma il mito è vero?

Difficile rispondere, anche se sappiamo molto bene quanto i miti e i racconti dicano di chi li ha generati.

Oggi queste storie sono esplose, grazie al web e alle nostre attività social: i fatti concreti e le loro narrazioni emozionali si intrecciano e confondono. Il risultato è che viviamo in un mondo che, per dirla come Fontana, “è una miscela tra abbastanza vero e piuttosto finto, in cui l’immaginazione condiziona la realtà”.

In questo flusso continuo di vero-finto, le fake news si alimentano della nostra necessità di sapere e di dire, a nostra volta.

Eppure le fake news possono essere anche positive.

Fontana si riferisce alle notizie false che però non hanno il compito di ingannare.

Notizie che, attraverso l’intreccio narrativo, hanno il compito di mettere ordine nella realtà, mostrarci le sfumature valoriali ed emozionali di ciò che sperimentiamo, e di indicarci strade di senso condiviso.

Notizie da distinguere da quelle ingannevoli che sono prodotte con l’intento di disinformare e imbrogliare in termini anche criminali.

Ma noi ci accorgiamo del nostro essere quotidiani produttori di fake news? E sappiamo distinguere gli aspetti positivi di questa fiction collettiva, da quelli negativi e pericolosi?

Leggere questo libro serve proprio a confrontare noi tutti con quest’ultima domanda: le notizie girano e si producono con la nostra collaborazione; le storie a cui crediamo possono essere inganni non riconosciuti che ci separano, negativamente, dalla realtà.

Ma le storie che produciamo possono diventare un tessuto fertile per leggere il presente e fornirlo di una bussola di orientamento, che solo le narrazioni rendono anche emozionalmente condivisa.

Il libro di Fontana aiuta chi, come noi, produce comunicazioni per lavoro: abbiamo il compito di narrare storie finte ma vere, di favorire la capacità di lettura critica della realtà realizzando progetti chiari, nel loro essere intrecci con cui immaginare e condividere visioni e destini.

#Io credo alle sirene. Come vivere (e bene) in un mare di fake news,  un libro da scegliere per chi vuole vivere dentro storie godendosela tutta e senza sensi di colpa.

 

Ispirati dal periodo natalizio abbiamo deciso di raccontarvi una storia da ascoltare, rilassati davanti a una tazza fumante di thè.

Una di quelle storie che siamo certi, vi farà venire qualche dubbio e alla fine della quale vi chiederete: ma è tutto finto o c’è qualcosa di vero?

Ora non vi resta che sedervi, comodi comodi e ascoltare la nostra voce. Lasciatevi trasportare da ‘Gli gnomi di Mariola’, tratto da una storia vera.