Il nostro consiglio è di lasciarvi trasportare dall’ascolto dell’intervista per godere appieno delle parole dei protagonisti.
Se non fosse possibile ci siamo premurati di preparare per voi una trascrizione da leggere tutta d’un fiato 😉

 

Questa è la trascrizione ordinata del bell’incontro che abbiamo avuto con il dott. Fabio Diana, medico esperto in alimentazione, che ci ha aiutato a capire come curare, anche al lavoro, la qualità dei cibi. Mangiare bene, pensare e creare meglio: azioni e risultati possibili.

Qui ci sono le informazioni che servono e le molte cose dette, ma è tra le sfumature delle voci che scoprirete il resto: il piacere dell’incontro, le scintille creative che nascono dalla conoscenza e dall’ascolto, il gusto di esplorare in territori anche distanti.

Per questo ascoltare l’intervista è il nostro invito, ma anche per sentire l’ultima particolare domanda con cui un nostro piccolo segreto sarà finalmente svelato. Per tipi come noi serviva un professionista!

 

Il tema di oggi è un tema che a noi di Hg blu sta molto a cuore e che conosciamo bene: il cibo.

Sappiamo che questo argomento farà sorridere le persone che ci conoscono e sanno che il cibo da noi non manca mai, ma oggi cerchiamo di capire come la creatività possa trarre vantaggi da una buona alimentazione e da informazioni sulla natura dei cibi, per sostenere un pensiero aperto e creativo.

Direi che potremmo chiamare la giornata di oggi “La chimica della creatività” e per parlarne ci siamo affidati a un professionista e un amico di Hg blu, il dottor Fabio Diana: specialista in medicina interna e in medicina dello sport, esperto di alimentazione e integrazione. Non posso però non ricordare che il dott. Diana è anche il medico dell’Aquila basket e questo si sa che, a una parte di Hg blu, anima e agita i cuori.

 

La prima cosa che desidero chiederti, per iniziare a orientarci nell’argomento, è se esiste un’alimentazione, un piano alimentare o dei cibi che possono aiutare il pensiero creativo, soprattutto per chi come noi fa un mestiere sottoposto, spesso, al bisogno di produrre idee: idee efficaci, idee vincenti, anche a ritmi molto alti. Quindi cibo per il pensiero ancora più che per il corpo.

Andrebbe un po’ distinto il tipo di alimentazione: quella con effetti su tempi più lunghi rispetto a quella che agisce su tempi brevi, ma anche l’alimentazione più adatta in certi momenti della giornata. Il cibo in effetti è ciò che nutre il nostro corpo e la nostra mente.

Una volta si parlava sempre di zucchero e si pensava nutrisse il nostro cervello, poi in realtà si è visto che la situazione era completamente opposta. Oggi gli alimenti più importanti per la concentrazione e la memoria nel tempo sono proprio i grassi, certi tipi di grassi, perché le cellule del sistema nervoso, le cellule in generale a livello di membrana cellulare, hanno un’alta concentrazione di lipidi.

Se però io mangio dei grassi saturi, o quei famosi grassi idrogenati che si usano sempre meno, la parete cellulare diventa più rigida e quindi anche gli scambi fra i neuroni diventano alterati. Questo vuol dire perdere efficienza a livello cerebrale.

Sono sicuramente da preferire, e da utilizzare nel tempo, sostanze con grassi buoni: il pesce, le mandorle, le noci, la frutta secca. Come sempre, però, ogni alimento va consumato nella giusta misura, se si esagera con la quantità anche ciò che fa bene rischia di perdere i suoi effetti positivi.

 

Quindi la virtù della giusta misura funziona anche con il cibo: lo stare abbastanza in equilibrio è fondamentale.

Assolutamente sì. Anche il consumo di pesce, per gli Omega 3, è sufficiente 3 volte alla settimana. Non servono integratori a 2/3 capsule al giorno per periodi lunghi, anche perché si entra in un campo farmacologico, che è molto diverso. Sul lungo periodo possiamo dire che è importante alimentarsi in modo vario ed evitare il più possibile gli zuccheri raffinati. Consideriamo anche il fatto che l’alimentazione, per l’organismo, è comunque uno stress perché determina delle modificazioni e degli adattamenti: ci sono alimenti che, in qualche modo, riducono l’efficienza energetica, fisica e mentale, anche se variano spesso da persona a persona. Ci sono individui che mangiano un piatto di pasta e si addormentano, e quelli che invece la mangiano e aumentano la loro energia.

Ognuno di noi ha delle reazioni che variano in rapporto al momento e al tempo, anche se adesso sono molte le persone che tendono a ridurre il consumo di glutine e di carboidrati, perché si rendono conto degli effetti negativi sull’efficienza mentale. Il Professor Volta, presidente dell’Associazione Italiana Celiachia, per descrivere la sensazione di chi ha la sensibilità al glutine, parla di nebbia cerebrale, come fosse quasi un esaurimento.

Per concludere, esistono cibi che vanno inseriti e cibi che vanno in qualche modo limitati, magari in certi momenti della giornata. Se si deve rendere il pomeriggio bisogna capire qual è l’alimentazione migliore nell’ora di pranzo.

 

È interessante sapere che cibo può aiutarci nell’immediato, darci una mano e sostenerci quotidianamente nella vita d’ufficio. Penso a tutti quelli che sentono la necessità di avere supporti energetici e di qualità. Cosa consigli e cosa è indicato?

La situazione è diversa se parliamo del lavoro del mattino o del lavoro del pomeriggio, e comunque tutto può variare da persona a persona.

Esistono delle sostanze che vengono considerate stimolanti, altre che vengono considerate adattogene. Una sostanza stimolante tende a dare energia immediata, la caffeina è una di queste. Anche questa però va presa nel modo corretto: il caffè non dovrebbe essere preso a dosaggi alti appena svegli, ma piuttosto distribuito tra il risveglio e la metà mattina. L’assorbimento è molto lento e dipende sempre dalle abitudini personali in termini di quantità. Se una persona beve 4/5 caffè al giorno, quello del mattino gli serve per non sentirsi stanco, ma non gli aumenta il rendimento. Probabilmente per queste persone può essere più adatto il caffè ginseng che offre un supporto più energetico ed efficace.

Nel pomeriggio questo discorso cambia, perché ci sono persone che hanno bisogno di qualcosa che sia tonico, ma non particolarmente forte e, ad esempio, stanno meglio con del tè leggero, o con dei tè particolari come il Rooibos, oppure – perché no – con del cioccolato amaro. Il cioccolato contiene sostanze simili a quelle della cannabis, insieme alla serotonina, per cui in qualche modo ha effetti rilassanti, ma anche tonificanti perché contiene la  teobromina. Il massimo si ottiene con il cioccolato fondente.

Non nascondo la questione del gusto: non mangiamo solo per questioni di salute, o perché dobbiamo farci passare la fame, spesso mangiamo per la gratificazione. In questi casi è preferibile poca quantità ma gratificante. Colore, gusto e olfatto sono fondamentali per il piacere di quello che stiamo assaporando e, quindi, direi che va bene il cioccolato amaro ma rispettando le proprie esigenze di gusto.

 

Passiamo ora agli effetti del cibo a lungo termine. Mi riferisco alla nutrizione come cura e medicina preventiva.

Alcune sostanze, ancora il cioccolato ma anche il tè verde, non solo hanno un effetto tonico, stimolante e rilassante, ma anche degli effetti benefici sulla salute. Si tratta dei famosi nutraceutici, sostanze presenti negli alimenti con un’azione farmacologica,  terapeutica – a dosaggi più alti – e spesso preventiva sulle malattie cardiovascolari e sui tumori.

Nello specifico il te verdè equivale a Epigallocatechina gallato, che è il suo principio attivo. Il mirtillo e il vino rosso sono associati al resveratrolo. Il sulforafano è il principio attivo del cavolo cappuccio.

Se si va a cercare tra le banche dati in medicina, si trovano ormai migliaia di articoli che riguardano questi principi attivi nella prevenzione e nella cura di certe patologie. Lo stesso vale anche per il caffè: si è visto che due o tre tazzine al giorno non solo non sono negative (tranne per chi soffre d’ansia o tachicardia), ma nel tempo hanno un’azione preventiva anche sulle malattie cardiovascolari. E non è la caffeina, perché lo stesso effetto lo si ha col caffè decaffeinato, ma sono l’acido caffeico e altre sostanze particolari. Ci sono anche tanti studi medici positivi anche sulla birra, ma berla al mattino non conviene!

Se dovessi fare una sintesi generale direi che dovremmo avere vicino qualcosa che ogni tanto ci dà tono, ogni tanto ci rilassa. In tutti questi casi i prodotti devono essere buoni, di qualità, e la quantità deve essere adeguata. Dobbiamo anche avere la capacità di ascoltarci quotidianamente. Ci sarà il giorno in cui il livello di stress ci farà alzare scarichi e magari useremo il Caffè ginseng, e altri giorni nei quali una bella centrifuga o una bella tisana, dei succhi di frutta (può essere il mirtillo) o una spremuta un po’ diluita ci daranno più tono e piacere di altro.

 

Oggi il lavoro è veloce e quindi il rischio è che anche il pasto lo sia. Da un lato la pausa è desiderata, è necessaria, però talvolta – soprattutto in certe giornate – sembra una specie di interruzione che ostacola il lavoro. Bisognerebbe invece cercare di renderla positiva. Mi piace l’idea di arrivare da un lato a un kit dei cibi da lavoro, che è bene avere per evitare di cadere nella trappola dei cibi dannosi ma rapidi, dall’altro a un menù, ad esempio per il pranzo ideale come momento cardine in una giornata di lavoro, che può aiutare tutti.

Parto da un aspetto che ci dimentichiamo spesso di affrontare ed è l’idratazione: spesso e volentieri ci ricordiamo di mangiare ma ci dimentichiamo di bere, un po’ perché siamo concentrati, un po’ perché ci si muove di meno e si ha meno sete. Invece l’acqua è importante. Anche per gli studenti si è visto, ad esempio, che c’è un calo di rendimento quando i ragazzi sono disidratati. Adesso non capita quasi più perché tutti portano sempre con sé la loro bottiglietta d’acqua.

Quello che secondo me non deve mai mancare è sicuramente della frutta: è tonica, è rapidamente digeribile e può avere un effetto digestivo. La mela, meglio se acidula, così come l’ananas, contiene degli enzimi digestivi e mezz’ora dopo i pasti, al posto del dolce, aiuta la digestione.

 

 Ma proprio nulla di dolce? Nessuna pausa gratificante in questo senso?

Non è che uno non debba mangiare dolci. Però non a fine pasto, perché questo fermenta e rallenta la digestione. Preferibile un dolce ben fatto, magari verso la metà del pomeriggio, invece dei dolci industriali, troppo ricchi di zucchero, di latte in polvere con troppo lattosio da creare problemi di sconforto intestinale. Altra cosa è quindi la torta fatta in casa, magari con latte di riso o una farina alternativa, semintegrale o di farro. Perfetta la torta di carote, lo strudel che non ha neanche latte ed è gustoso anche con poco zucchero. Anche in questo caso contano le quantità e la gratificazione del gusto.

 

La buona alimentazione ha molto a che fare con la consapevolezza, con l’essere concentrati nel momento.

La cosa da non fare è mangiare qualsiasi cosa mentre si sta lavorando davanti a un computer, perché in quel caso tu non sai cosa hai mangiato, non hai gustato nulla e sarai portato a mangiare di più senza renderti conto di quello che stai facendo. E anche masticare, annusare, gustare quello che si assaggia. Tutto questo gratifica molto di più.

Mi sento di aggiungere anche lo zenzero come alimento della gratificazione: ha una sua azione farmacologica, effetti sulla digestione, sul fegato e contro la nausea. Viene usato anche per le vertigini, per cui sicuramente, sempre senza esagerare nei dosaggi, ha una buona azione sulla salute di corpo e mente.

Passando ora al pranzo, ricordo che ognuno deve trovare la sua strada, ma in generale il riso è più digeribile della pasta, quindi un’insalata di riso può essere una buona soluzione, ma partendo dalla cura degli ingredienti. Ci sono persone che stanno meglio invece con un po’ di proteine, magre, come  pesce o petto di pollo o tacchino con un po’ di pane integrale. Ovviamente meglio evitare gli alcoolici e teniamo la birra come saluto della sera.

Aggiungo poi, come regola per tutti e per tutti i menù, che dobbiamo ricordarci di masticare. Si è dimostrato che, anche le persone che non riescono a dimagrire, nonostante diete diverse, come quelle iperproteiche o ipocaloriche, alla fine ottenevano risultati solo se si convincevano a masticare un certo numero di volte. Masticare bene e con calma è di per sé un aiuto per il dimagrimento e il mantenimento del peso, solo così l’organismo comprende di aver mangiato abbastanza.

 

Non vorrei assolutamente sostituirmi al tuo ragionamento – ma mangiare è a favore del mantenimento di un peso corporeo. Talvolta, al contrario, mangiamo poco pensando di favorire un’attività dimagrante e invece mi confermi del contrario.

Assolutamente vero, perché poi il problema non è che non sappiamo quello che dovremmo mangiare, è che non riusciamo a stare a certe regole e questa situazione peggiora quando abbiamo la sensazione di non aver mangiato abbastanza. Se si saltano i pasti, se si arriva troppo affamati al pasto successivo, si ha la sensazione di dover mangiare di più in altri momenti. Come vedi non si guadagna niente se non che ci si stressa di più e non si ottengono i risultati sperati.

 

In sintesi, pensando a noi e a chiunque lavori, ci si dovrebbe innanzitutto fermare, perché la pausa fa bene al lavoro e questo lo capiamo bene, ma fa bene soprattutto nel momento in cui l’alimentazione servirà poi al recupero dell’energia e al benessere generale.

La pausa pranzo potrebbe anche non essere lunghissima, però va gestita in modo tale che in quel momento si pensi solo a mangiare, meglio se con la compagnia e le persone più adatte al momento di pausa e benessere. Ciò che a noi fa bene e ciò che a noi fa male assomiglia agli effetti dello stress. Un certo tipo di stress può essere positivo, come ad esempio tutto ciò che stimola a fare qualcosa di nuovo, di interessante, anche un cibo nuovo: questo è uno stress positivo. Poi c’é lo stress negativo, quando è in eccesso o fastidioso. In queste situazioni l’alimentazione deve diventare un antistress. Penso alla sosta del pomeriggio, alle centrifughe, ai succhi, alla frutta, al miele. Come la colazione fatta in ufficio con del pane integrale, un po’ di miele, 4/5 mandorle o qualche noce. Ecco questa è già un’alimentazione perfetta che può essere anche utile per l’attenzione. Chi insegna sa che l’attenzione dura poco e la pausa è necessaria e che, come per l’atleta, la pausa fa parte dell’allenamento, aiuta a rendere di più.

 

Adesso Fabio per chiudere io avrei proprio il quesito fondamentale, la domanda che conta per noi di Hg blu…

Noi, ora, sappiamo qualcosa in più di un certo nostro perché, ma il piacere della risposta che attendevamo è tutta da ascoltare, giusto per farvi stare tutti più tranquilli.