Lo vedo arrivare da lontano, attraversare Piazza San Liberale, dove si affaccia il Duomo di Castelfranco Veneto, e sorridere già.

Il passo è elegante, la figura si muove leggera ma convinta, avvolta da un perfetto completo scuro, e il volto sorride.

Si presenta, una mano dopo l’altra, un ospite dopo l’altro. Lorenzo, dice, benvenuta, continua. Sorridiamo, lo facciamo tutti, perché è già chiaro che con Lorenzo Marini saranno due ore di gioia.

Artype di Lorenzo Marini è una delle Mostre presenti a GRAnDE, il primo GRAphic Design Festival, ospitato a Castelfranco Veneto dal 13 al 15 aprile.

Casa Giorgione ospita le opere che Marini ha dedicato all’alfabeto. Un progetto in cui le lettere diventano puro segno grafico ma anche forma scultorea, elemento visivo associato a parole, forme e immagini in un gioco di associazioni libero e vagamente pop.

Nel luogo che celebra Giorgione – il pittore che disegnava direttamente col colore e dipingeva tutte le sfumature della poesia, della malinconia e della dolcezza nei paesaggi così come nei volti – Marini ci porta attraverso opere che animano le lettere di vita, di colori, di possibilità.

Sono forme prima di essere significato.

Sono colore prima di essere segni.

Sono composizioni libere prima di diventare parole.

Nel luogo che celebra Giorgione, la grazia e la poesia del pittore veneto si fanno gioia e presenza con Marini.

Osservo i quadri, i colori mai netti, i bianchi che si fanno strada tra i segni, come respiri tra le parole. Osservo e ascolto.

Lorenzo Marini parla del suo lavoro, di sé, delle opere e, me ne accorgo subito, di un certo modo di stare al mondo: calmo, gioioso, felice.

Creare, fare il designer, essere artista sono le forme pubbliche di un uomo che prima di tutto è presenza e fluidità, accoglienza e apertura alla vita.

 

Lorenzo Marini – il creativo che ha lavorato per Ogilvy, Leo Burnett, Armando Testa, che ha fondato Lorenzo Marini Group con una sede New Yorkese e che ha vinto 200 premi in 15 anni, che dipinge, scrive, narra, scolpisce – parla senza traiettorie e io sento la gioia di ascoltare piccole rivelazioni, ironiche confessioni, leggerezze umane. Muove le mani, ci guarda, indica i dettagli e io comprendo che per creare occorre prima di tutto sentire e riconoscersi. Racconta tratti della sua vita, esperienze e lavori e comprendo che comunicazione e design funzionano quando si fanno umane e diventano storie d’amore: amore per le cose, per le persone per cui si lavora, per le idee.

 

Marini ci mostra quanto si faccia potente e creativo lo sguardo che sa andare oltre la superficie, sa associare in libertà, sa raccontare storie anche con una sola lettera e riconosce emozioni vibrare in ogni segno.

E allora arriva la F che sa di malinconia, perché le manca qualcosa della E che è invece equilibrio.

Ma c’é anche la G, di Giorgione, che inizia con la traiettoria di una C per poi deviare e cominciare a tornare a casa.

Poi ci sono tutte le lettere insieme, ma lasciate libere di ricevere aggiunte o variazioni da parte di chiunque voglia giocare.

Perché le opere d’arte non si guardano, si vivono, e il design è un luogo di vita, non un monumento.

 

Alla fine della presentazione, molti salutano e Lorenzo Marini li abbraccia uno a uno.

Io resto ancora un po’ e ho il privilegio di ascoltare un ultimo regalo.

“Siamo spesso infelici perché la vita ci appare diversa da come crediamo di volerla, e ci ostiniamo e combattiamo. Ma la vita è saggia, come la nostra anima, e ci porta solo ciò che è perfetto per noi, per la nostra evoluzione e per la realizzazione del nostro destino. Far fluire e accogliere è la via.”

Doveva essere una Mostra di arte e design.

Doveva essere un incontro con il grande artista e designer.

Invece ho sentito piccole verità parlarmi e ho la conferma che fare il mio lavoro, fare il nostro lavoro, è dire qualcosa di autentico sulla vita, sugli altri e su noi.

E se possibile farlo nella gioia per moltiplicarla attraverso le idee e i progetti.

 

Stavo andando via ma mi ha fermato il suo abbraccio. Lorenzo Marini abbraccia e non lo dimentichi, stringe e si capisce che è felice.