Uno motore di ricerca che punta sulla tua privacy.

 

Lo aveva raccontato molto bene Alfred Hitchcock nel 1954 quando, nel suo straordinario film “La finestra sul cortile”, aveva mostrato un piccolo cortile cittadino in cui le vicende umane erano spiate e osservate con gusto voyeuristico.

Osservare comporta il desiderio di vedere e notare.

Direi di più: la necessità che accada qualcosa di cui dire, sparlare, bisbigliare e poi controllare.

Nel caso di Hitchcock, il protagonista interpretato da James Stewart, bloccato momentaneamente su una sedia a rotelle, spia i vicini fino a desiderare ardentemente che, di notte, uno di questi abbia ucciso la moglie, impacchettandola a pezzi in una valigia.

Un evento terribile che anima sia l’avventuriero protagonista che noi spettatori, spioni esattamente come lui.

Qualcosa del maestro Hitchcock ha ancora a che fare con noi, 64 anni dopo.

Il cortile è il web.

La città è il mondo.

James Stewart siamo noi.

E quel marito, per nulla affidabile, diventa un evento virale da milioni di like.

Se oggi possiamo vedere tutto, quel tutto deve essere fonte di stupore, di meraviglia, anche di orrore.

Ma il paradosso del voyeur è che, da spettatore, ama la libertà di vedere ma, da attore di un teatro altrui, non sopporta di essere visto e spiato.

In questo scontro tra libertà, diritti, opportunità e doveri si gioca molto anche della credibilità e affidabilità odierne della rete: a partire dal singolo utente fino ad arrivare ai poteri forti quotati in borsa.

Merita per questo attenzione la scelta di DuckDuckGo, il motore di ricerca lanciato in Pennsylvania nel 2008 da Gabriel Weinberg.

 

DuckDuckGo non traccia in alcun modo le attività dell’utente durante la navigazione.

Un’interfaccia pulita e intuitiva, molto simile a quella di Google ma che a differenza dei suoi concorrenti, garantisce la quasi anonimità  grazie a un servizio di crittografia denominato Perfect Forward Secrecy che individua solo la provenienza geografica dell’utente.

 

 

La sua politica aziendale è tutta basata sulla privacy: non memorizza alcun indirizzo IP, non registra informazioni sull’utente, usa i cookie solo se strettamente necessario, libera sostanzialmente l’utente dal tracciamento. Per ottimizzare le ricerche si avvale soltanto di dati provenienti da altri siti come per esempio Wikipedia.

Quindi, cosa ci promette di fare, o meglio di NON fare, DuckDuckGO?

  1. Non memorizzare alcuna informazione personale di chi esegue ricerche.
    Dalle nostre ricerche si possono intuire tanti nostri aspetti personali, per esempio le nostre passioni, dove andremo in vacanza, il nostro lavoro, etc etc.
    A questo link per esempio potete vedere ciò che Google sa di noi: https://www.google.com/ads/preferences/
  2. Non proporre pubblicità mirata in base alla cronologia delle ricerche.
    Un esempio che conosciamo ormai tutti è quando, dopo aver cercato un determinato prodotto su Google, ci ritroviamo lo stesso all’interno di un inserzione su tutt’altra pagina.

Come saprete Google invece traccia l’utente, con le sue ricerche e il suo comportamento.
La realtà è che Google, grazie anche a questi dati raccolti, ottimizza non solo le pubblicità, ma anche le nostre ricerche in modo che siano più pertinenti verso ciò che cerchiamo. Tralasciando il discorso legato agli altri servizi forniti da Big G, se si continua ad usare Google non è solo perché ci si è abituati, ma sopratutto perché funziona bene.

Diciamo che DuckDuckGo ci fa stare alla finestra, nel grande cortile del web, ad agire con libertà ma mettendo tra sé e il mondo una tenda che confina, limita e chiede il rispetto: quello del vicino di sicuro, ma anche quello del grande regista che ama controllare e dirigere tutti noi nel suo mondo spettacolare.

Se nell’ultimo periodo la rete è stata al centro di numerosi dibattiti sull’uso dei dati personali, direi che anche ciò che Gabriel Weinberg propone, con il suo DuckDuckGo, ci dà la possibilità di scegliere una ricerca basata sulla tutela della nostra privacy.